Io e Giulia

Filippine

…in cui Marco ha saltato la corda, Giulia si è fidata del suo pessimo istinto e un prode equipaggio ha salvato entrambi dal naufragio...

…in cui Marco ha saltato la corda, Giulia si è fidata del suo pessimo istinto e un prode equipaggio ha salvato entrambi dal naufragio...

L’Asia era nella nostra lista dei desideri da tanto, troppo tempo.

E così abbiamo optato per una meta asiatica ancora non troppo inflazionata. Le Filippine, con le loro migliaia di isole isolette e isolotte, sono state il nostro punto di partenza da cui iniziare l’esplorazione di questa parte del mondo da noi conosciuta finora solo in foto e video.

Neanche a dirlo, speriamo che gli assaggi delle bellezze che abbiamo gustato nelle Filippine siano solo l’antipasto delle fantastiche esperienze che l’Asia ha da offrire!

Appena atterrati sull’isola di Cebu avevamo già capito di essere in un altro mondo, e la cosa ci è piaciuta tantissimo, fin da subito.

Il traffico super caotico di Cebu City ci ha provocato un piacevole stordimento iniziale. Stordimento amplificato anche dallo sbalzo termico notevole e dal jet lag impegnativo.

Nel tragitto verso l’hotel, letteralmente incollati al finestrino, abbiamo guardato sfrecciarci attorno i classici jeepny, i coloratissimi mezzi di trasporto usati nelle Filippine che, tra paramenti kitsch e parafanghi cromati traghettano, su pochi sedili, intere famiglie da una parte all’altra della città.

Considerato il caldo (insostenibile per Marco) e il caos (terrificante per Giulia) della città, il secondo giorno ci siamo diretti senza indugio verso il mare, direzione Lapu-Lapu.

Armi e bagagli erano praticamente intonsi vista la breve permanenza in città e così all’alba eravamo già pronti per partire, un solo problema:

 non avevamo la più pallida idea della direzione da seguire.

Così abbiamo digitato su Google “spiagge isola Lapu-Lapu”, abbiamo dato l’indirizzo di una spiaggia che ci sembrava bellissima al tassista ed è così che questo ci ha lasciati letteralmente in mezzo al nulla; con l’unica compagnia di un piccolo chiosco (chiuso) e qualche cane che certo si era stufato del padrone ed era venuto lì a cercare un po’ di santa solitudine.

Dopo esserci guardati intorno abbiamo individuato un molo non troppo lontano e avvicinandoci abbiamo trovato finalmente delle presenze umane.

Veniamo infatti accerchiati da pescatori locali che ci offrono, con un’asta a ribasso improvvisata, i loro servizi come “skipper” per fare un giro a largo a bordo di una bangka. 

Cioè a bordo della tipica imbarcazione locale, una specie di canoa con dei galleggianti laterali collegati allo scafo: una manciata di assi di povero (ma solido) legno verniciato di un azzurro più azzurro del cielo.

Ancora ignari del fatto che nelle Filippine è usanza contrattare optiamo, senza troppo pensarci, per l’offerta di un giovane pescatore che nelle successive ore è diventato il nostro cicerone marino.

Considerando che avevamo un po’ perso l’orientamento, abbiamo capito solo dopo di trovarci a girare intorno alle isole di Olango, Nalusuan, Hilutangan e Caohagan.

È stato pazzesco fare snorkeling, praticamente da soli visto l’orario ultramattiniero ed esplorare la White Beach (un vero angolo di paradiso con acqua cristallina da cartolina) ascoltando musica trash locale a bordo della piccola bangka del nostro “fidato” capitano.

Quindi il primo giorno è filato liscio, a parte qualche inconveniente del tipo Giulia che si dimentica le sue adorate scarpe da scoglio e si ferisce a un piede, e Marco che sborsa qualche pesos ai pescatori locali che rivendicano ogni zona di mare come propria e quindi chiedono una piccola tassa (un fiorino!) per nuotare nel loro territorio.

Dopo questo inizio rocambolesco ci siamo dedicati alla visita di Cebu City

Tra il caldo e il traffico impressionante (40 minuti di jeepny per fare 2 Km) la visita si è rivelata un po’ impegnativa.

Abbiamo optato per un tour che ci ha portati a vedere le maggiori attrazioni della città: il tempio taoista e un tempio in stile greco-romano ancora in costruzione.

Diciamo che questo tour non ci ha mostrato propriamente la parte “autentica” che avevamo immaginato, ma è stato comunque divertente ridere insieme ai turisti asiatici che impazzivano davanti a colonne scalcinate e laccate d’oro, scattandosi selfie in pose improbabili.

È stato invece molto emozionante camminare la sera per le vie della città, intuendo gli aromi di vari cibi di strada.

Fermandoci qua e là abbiamo passeggiato ascoltando un po’ spiazzati il canto ritardatario dei galli (nelle Filippine sono ovunque), le urla dei bambini che giocavano in giro e le voci degli adulti che li richiamavano e che ogni tanto sputavano per terra, che lì sembra essere una pratica alquanto normale, anzi quasi doverosa (tanto che Marco si è sentito da meno a non rispettare l’usanza).

Da Cebu City è iniziato il nostro viaggio verso il sud dell’isola, direzione Oslob, un piccolo villaggio sempre sull’isola di Cebu. 

Prima di raggiungere la destinazione, abbiamo fatto una sosta alle Kawasan Falls, cascate naturali totalmente immerse nella giungla selvaggia.

Marco (a detta di Giulia, ma lui nega) ha quasi rischiato l’infarto quando un serpentello è piombato da un albero a pochi centimetri da lui.

Addentrandoci sempre più nella vegetazione, abbiamo finalmente raggiunto le cascate. Da lì è possibile tuffarsi, volando per circa 10 metri prima di essere accolti dalla piscina che il fiume ha scavato dabbasso.

Per cui ci siamo sgranchiti le ossa, abbiamo fatto un respiro profondo e ci siamo seduti in terra a gustare una birra, osservando una bambina di neanche 10 anni che si tuffava con disinvoltura, sperando un giorno di avere un po’ del suo coraggio.  🙂

Oslob è sicuramente il luogo più autentico e meno turistico che abbiamo visitato.

Questo piccolo centro abitato ci ha impressionato per la sua semplicità. 

Lì Marco è subito diventato amico dei bambini che saltavano la corda a bordo strada e Giulia ha dovuto faticare non poco per trascinarlo via ed evitare che il suo spirito competitivo rovinasse i giochi dei bambini in cui, si sa, vincono tutti.

Inoltre una delle esperienze più belle è stata nuotare con gli squali balena a Tan-Awan.

Sempre vicino ad Oslob, a bordo del fidato scooter che, anche in salita, ha miracolosamente sorretto il nostro peso sostenuto, siamo andati alla scoperta delle Tumalog Falls

Una volta lì, come dei veri guerrieri alla ricerca della pace interiore, ci siamo posizionati sotto la cascata gelida rigenerando mente e corpo.

Abbiamo poi proseguito verso il villaggio di Santander, facendo sosta su qualche spiaggetta isolata lungo il tragitto, dove ci siamo divertiti a testare il nuovo giocattolo di Marco: il drone Mavic Pro.

Da Oslob il nostro piano prevedeva di spostarci verso l’isola di Bohol, proprio lì di fronte.

Le alternative erano due: tornare a Cebu, affrontare il traffico e il caldo afoso e prendere il traghetto; oppure navigare tranquillamente a bordo di una piccola e comoda bangka locale traversando il tratto di mare che separa le due località.

Come non approfittare di questa agevolissima scorciatoia?

Il cielo era un po’ nuvoloso ma, parole di Giulia: “gli abitanti del luogo percorrono questo tragitto ogni giorno e sicuramente sono abituati ad affrontare anche il maltempo”.

Così decidiamo di salire a bordo dove siamo accolti da una ciurma di bambini che ha urlato incessantemente “bananaaaaa” finché non ne abbiamo comprata una. Una volta gustata la nostra banana ci ritenevamo pronti a partire, eppure non ci siamo mossi.

Non ci siamo mossi per circa un’ora, poi come se d’un tratto i venti fossero finalmente propizi, il capitano ha deciso di salpare e siamo partiti alla volta di Bohol.

Lì per lì non abbiamo capito il motivo di questa attesa, ma dopo pochi minuti tutto è stato chiaro. Infatti dopo nemmeno un quarto d’ora dalla nostra partenza ha iniziato ad alzarsi un forte vento che, gentile, portava con sé una pioggia obliqua e ficcante e un mare sempre più mosso.

Abbiamo capito allora che il capitano voleva regalarci una vera esperienza da marinai e non la solita crociera tranquilla da una spiaggia all’altra.

Quello che non sospettavamo era che il bello doveva ancora venire.              

Infatti, una volta in mare aperto, il motore della nostra bangka si è spento lasciandoci in balia della pioggia e delle onde.

Marco, vecchio lupo di mare, fissava l’orizzonte, chiedendosi se la colazione della mattinata fosse anche la sua ultima, mentre Giulia, sottilmente in preda al panico, ha trovato il coraggio di chiedere al capitano “what’s the problem?”, ricevendo come unica risposta un rassicurante pollice alzato.

Nell’ora successiva, passata alla deriva, il capitano ha chiamato all’ordine il suo agile e giovane equipaggio (4 ragazzi in infradito sui diciott’anni circa) e tutti insieme hanno iniziato a darsi da fare aprendo botole e tirando fili.

E così, apri e chiudi, tira e molla, siamo riusciti ad uscire dall’impasse e ripartire.

Uno dei 4 dell’equipaggio, evidentemente quello con la vista buona, si è posizionato a mo’ di polena umana sulla prora della barca e, puntando il dito, ha indicato alla ciurma la rotta da seguire in mezzo alla foschia temporalesca.

Siamo così arrivati a terra sani salvi e con una nuova consapevolezza riguardo alle scorciatoie, specie quelle marine.

Dopo esserci ripresi dal viaggio, meditando sul senso ultimo dell’esistenza, ci siamo fiondati verso la spiaggia principale dell’isola di Bohol: Alona Beach, dove abbiamo trovato, oltre ad un mare splendido, un’atmosfera totalmente diversa rispetto a Oslob.

Il lungomare di Alona Beach è un susseguirsi di localini dei generi più disparati. 

Marco, in un locale stile jamaicano, ha divorato in 4 morsi e mezzo un hamburger accompagnato da patate fritte (dopo di giorni virtuosi all’insegna del riso in bianco), mentre Giulia, in preda all’hipsteria, è impazzita per un ristorantino bio posizionato su una terrazza in legno vista mare!

Dopo pranzo allontanandoci un po’ dalle vie più affollate, abbiamo scoperto delle zone interne con un po’ di vera vita filippina, dove gli unici locali erano i chioschetti di frutta fresca (mango primo fra tutti) e l’unica musica che si sentiva era quella dei karaoke!

È nostro parere immodificabile che tutti (ma proprio tutti) i filippini adorino il karaoke, praticamente ogni 3 o 4 case c’è un piccolo schermo con delle grandi casse dove gruppi di vicini si trovano a cantare ad ogni ora!

Giulia contagiata dall’allegria di questa attività, fino all’ultimo giorno ha provato ad avvicinarsi ad uno degli schermi per essere anche lei protagonista di una performance canora. 

Marco però, ben conscio delle sue doti vocali, le ha impedito di prendere il microfono in mano, risparmiando così ai locali uno show che avrebbe probabilmente leso per sempre la loro idea di bel canto all’italiana.

Il giorno seguente abbiamo continuato l’esplorazione dell’isola a bordo di un motorino.

Verificando accuratamente il meteo e assicurandoci che la pioggia fosse prevista solo nel pomeriggio, siamo partiti (sempre all’alba) alla volta delle Chocolate Hills, delle colline tutte tonde ricoperte d’erba che durante la stagione secca assume il colore del cioccolato.

Inoltrarsi nelle strade interne, in mezzo al verde, osservando scene familiari (dalla mamma che davanti casa lava il figlio nudo dentro una bacinella all’anziana signora che trasporta il raccolto da un campo un altro) si è rivelato inaspettatamente emozionante fino a quando, ovviamente, è iniziato a diluviare.

Da quel momento la nostra esplorazione è stata un susseguirsi di pit stop per ripararci sotto dei chioschetti lungo la strada e di rapide accelerate quando invece il cielo tornava a schiarirsi.

In uno dei suddetti pit stop siamo anche riusciti a trovare un “minimarket” (ovvero il garage di una signora che aveva affastellato quanta più merce possibile su un paio di scaffali) dove abbiamo potuto acquistare due grandi kway.

Bardati di tutto punto siamo quindi riusciti a raggiungere le Chocolate Hills più o meno intatti!

Nella seconda parte del nostro viaggio ci siamo spostati nell’isola di Palawan, considerata non a caso come una delle più belle isole del mondo!

Clicca qui per continuare a leggere e scoprire cosa ha sognato Marco nel pieno della notte quando è caduto dal letto!

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