Io e Giulia

FILIPPINE pt. 2

...In cui Marco ha superato la paura di prendere un piccolo aereo turistico, Giulia è stata abbandonata nel bel mezzo di una ''laguna'' e Ramon ha svelato a entrambi le bellezze di Coron...

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…in cui Marco ha superato la paura di prendere un piccolo aereo turistico, Giulia è stata abbandonata nel bel mezzo di una "laguna" e Ramon ha svelato a entrambi le bellezze di Coron...

Svegliarsi nel mezzo della notte a causa di un boato improvviso accompagnato da un urlo spaventato non è sicuramente una sensazione piacevole, anzi.

È proprio così che si è svegliata Giulia. Fortunatamente però, dopo l’allarme e lo spavento iniziale lo sconcerto si è subito trasformato in riso irrefrenabile: il boato e l’urlo provenivano infatti da Marco che, in preda ad un incubo era piombato giù dal letto, sognando per l’appunto di essere a bordo di un aereo in caduta libera.

 

Per fortuna questo inconveniente onirico si è rivelato essere l’unico relativo alla nostra esperienza di volo nelle Filippine.

Infatti quella stessa mattina, in tutta comodità, abbiamo preso un volo interno e un piccolo aereo turistico ci ha portati tranquillamente a El Nido.

La prima parola per descriverla è accogliente.

Già atterrando nel minuscolo aeroporto di El Nido siamo stati accolti da un gruppo di allegre signore locali che ci hanno dato il benvenuto canticchiando e, poco più là, c’era già ad attenderci un gruppo di prodi drivers di “tricicli” (ovvero sidecar fissati alle motociclette, un po’ la versione filippina del risciò) pronti a portarci al nostro ostello.

El Nido è nel pieno di una vera e propria metamorfosi, da una parte si vede tutta la sua semplicità, la tradizione e a tratti l’arretratezza, dall’altro si assiste allo sviluppo, spesso sregolato, di giganti strutture alberghiere, negozi occidentali (che stonano parecchio) e tantissimi uffici turistici.

Nonostante questo forte contrasto noi siamo rimasti affascinati da questo piccolo centro, in cui si respira un’aria davvero piacevole.

Mangiare in spiaggia potendo scegliere pesce appena pescato con musica in sottofondo, osservare i movimenti placidi dei pescatori del porto, intravedere istantanee di vita quotidiana attraverso le porte di casa sempre aperte lungo le vie, intrufolarsi tra il pubblico di un concorso locale di “Miss El Nido”, questi sono solo alcuni dei motivi per il quale ci è piaciuta l’atmosfera di questo piccolo centro.

Per non parlare del mare.

 

Il mare di quest’isola è davvero difficile da descrivere a parole. A parte la spiaggia de Las Cabanas, famosa per i tramonti spettacolari, le vere chicche sono le mete che si trovano a largo.

Le maggiori attrattive sono sicuramente le così dette “lagune”: Big Lagoon, Small Lagoon e Secret Lagoon. Sono pazzeschi canali d’acqua cristallina circondati da pareti rocciose.

 

Per esplorarle la cosa migliore è affittare un kayak, possibilmente evitando di abbandonare il vostro partner nel mezzo della laguna costringendolo a tornare a nuoto, come ha fatto amorevolmente Marco.

Le isole che si raggiungono sono spettacolari, spiaggette isolate in cui il tempo sembra fermarsi, specialmente quando gli accompagnatori imbandiscono un banchetto sulla spiaggia con pesce fresco cotto al momento e l’immancabile frutta locale. Qualche foto giusto per rendere l’idea di che posti stiamo parlando:

Avevamo deciso di lasciarci quello che ci avevano detto essere il posto più bello alla fine: Coron Island, dopo averla vista possiamo decisamente confermare il giudizio.

Coron Town ci ha dato l’impressione di essere molto più caotica rispetto a El Nido, probabilmente perché tutti i locali sono posizionati a lato di una strada trafficata. Appena arrivati, ormai esperti delle due ruote, abbiamo affittato l’ennesimo motorino e ci siamo diretti verso i Siete Pescados.

La strada non era molto agevole ma nonostante ciò siamo riusciti a raggiungere la meta. Durante il percorso ci siamo fermati a fotografare ragazze che lavavano i vestiti a mano e sorridevano imbarazzate davanti all’obiettivo e un gruppo di donne e bambini che ballavano in una sorta di campetto da basket (il basket nelle Filippine è una vera ossessione, anche nei posti più sperduti è possibile trovare un canestro!).

Ci siamo trovati davanti a un piccolo “ufficio turistico” ed entrando per chiedere informazioni abbiamo trovato un ragazzo che dormiva disteso sulla scrivania! Dopo il traumatico risveglio si è rivelato però molto efficiente: ha fatto un fischio ad un ragazzino che, con una piccola bangka, ci ha portati nell’area per lo snorkeling, dove abbiamo nuotato con pesci di ogni tipo!

Da lì ci siamo rimessi in sella per raggiungere una spiaggia vicina.

La strada era parecchio tortuosa e subito non abbiamo fatto caso agli evidenti sobbalzi che mettevano alla prova le sospensioni del motorino e le articolazioni delle nostre schiene.

Poi però ci sembrava di “sentire” le buche davvero troppo bene e così abbiamo realizzato di avere una ruota a terra.

Il nostro fedele mezzo di trasporto ci aveva abbandonato.

E così Marco ha fatto l’unica cosa ragionevole in un situazione del genere: ha alleggerito il carico che il povero mezzo era costretto a sopportare ed è tornato indietro per trovare un nuovo motorino, lasciando Giulia nel bel mezzo di niente.

Ci aspettavamo chissà che cifra da pagare. Invece no, nessuna domanda, nessun pagamento, semplicemente scuse e sorrisi (sempre stampati in faccia ai filippini) e un cambio rapido del mezzo!

 

Tornati in sella, essendo ormai troppo tardi per la spiaggia ci siamo diretti verso le Makinit Hot Springs, sorgenti termali dove ci siamo rilassati immergendoci in una polla d’acqua a 41°. Una volta usciti persino l’afoso caldo filippino ci sembrava niente più che un leggero tepore.

Arrivati a sera abbiamo deciso di fare un giretto al molo per conoscere qualche pescatore che avrebbe potuto guidarci nelle isole circostanti. E così abbiamo conosciuto Ramon: nessun recapito telefonico e nessun biglietto da visita solo un appuntamento per il giorno dopo nello stesso luogo alle 7:00 in punto.

 

Belli pimpanti la mattina siamo andati nel mercato coperto di Coron Town per comprare le provviste per i due giorni successivi in cui ci saremo dati all’esplorazione con Ramon.

Questo tour ci ha permesso di scoprire spiagge paradisiache solo per noi, senza praticamente alcun turista. Malcapuya Island, Banana Island, Tay-Tay Beach, le spiagge vicine al Two Season Resort e le minuscole spiaggette di cui non sappiamo il nome ma che davvero ci hanno fatto credere di vivere in un mondo parallelo: a bordo di una bangka azzurrina, bevendo cocco fresco, immergendoci in acque cristalline e rilassandoci su spiagge bianche immacolate. Troppo bello per durare e infatti ancora adesso ne sentiamo la mancanza!

Best Food

Best Food

Se delle Filippine ciò che ci ha colpito di più è la semplicità delle persone e dei luoghi, lo stesso si può dire anche del cibo. Non abbiamo trovato piatti elaborati o sapori particolarmente studiati, ma cibo semplice. Lo street food nelle Filippine è una cultura, un modo di vivere. Sedersi letteralmente in mezzo alla strada gustando riso in bianco con carne o pesce di ogni genere e rinfrescare poi il palato con un frutto fresco è stata una delle esperienze culinarie più autentiche che abbiamo mai fatto.

Best Place

Le isole a largo di Coron Island. Sicuramente chi ha inventato l’espressione “spiagge paradisiache” deve aver fatto un salto da quelle parti. Lingue di sabbia bianchissima contornate da acqua cristallina, qualche bangka sulla riva e casette di legno sulla spiaggia, insomma, la ricetta della felicità!

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